Something I Learned From Two Twin Pine Trees On A Rock

by Bernardo Ricci Armani September 7, 2016 0 comment
Something I Learned From Two Twin Pine Trees On A Rock

Ortisei (Italy). For some years, I have been spending the end of August on the mountains in Italy: it’s a great way to rest before going back to work, oxygenating my body and my soul with clean air and marvelous hikes – some of them even very long. The place I prefer is the Val Gardena (Gardena Valley in English; Gröden in German) which, in my opinion, offers the most beautiful landscapes, also thanks to its majestic Dolomites. And this is the same feeling I have every time I walk along this trail photographed here above…

I know pretty well this trail, and I love it very much: it goes from the base of Sassopiatto mountain toward the Mount Seura, above the Mount Pana and Santa Cristina. My personal passion for this hike does not stay only in the marvelous view over the Odle peaks (in the background, it’s the Dolomites range between the Funes Valley and the Gardena Valley itself) from which the “Natural Park Puez-Odle” is named after; but also because in its final part – every time I pass from here – I can see this interesting detail in front of me, and I regularly stand some minutes observing it: two pine trees were born and grew up together, close each other, on the top of a little rock most probably fallen down from the near Sassolungo Mountain (on whose slopes the trail starts). However, it’s possible to see how one of the two survived, growing straight and flourishing, whereas the second one – less lucky – has withered.

In this scene it is clear and express the law of nature, which decides who should survive and those who succumb. Read differently, it is possible to get the spirit of sacrifice of the weakest, that leaves the field to let the strongest and most prepared continue to live. It’s a very sad scene in my opinion, but it is very poetic too, and full of brotherly affection. And I like to note that together with the flourishing pine tree – the one that year after year grows up well straight – there’s the one that couldn’t survive, with its wither trunk and without leaves, almost representing a monument in memory of its sacrifice.

Nature teaches us always many things; and it’s a duty to observe it with this spirit – I think.


Ortisei (Italia). Da alcuni anni verso la fine di Agosto scelgo di trascorrere alcuni giorni in montagna in Italia: è un eccellente modo per riposarmi prima di tornare a lavorare, ossigenando corpo e spirito con aria buona e stupende camminate – alcune anche molto lunghe. Il posto che preferisco è la Val Gardena (generalmente Ortisei) che a mio avviso offre i panorami più belli grazie anche alle sue imponenti Dolomiti. Ed è così che mi capita ogni volta di trovarmi a passare lungo questo sentiero…

Si tratta di un percorso che conosco bene e che amo molto: è il sentiero che dalla base del Sasso Piatto si dirige verso il Monte Seura, sopra il Monte Pana e Santa Cristina. La mia personale passione per questa camminata non sta non solo nella meravigliosa vista sul Gruppo delle Odle (nello sfondo), il massiccio delle Dolomiti situato tra la Val di Funes e la Val Gardena da cui il nome del Parco Naturale Puez-Odle; ma anche perchè nel suo ultimo tratto – ogni volta che passo di qui – mi offre questo interessante particolare, che regolarmente mi fermo a contemplare: due alberi di pino sono infatti nati e cresciuti vicini, l’uno accanto all’altro, su un piccolo masso che con tutta probabilità si è staccato dall’adiacente Sassolungo (alle cui pendici passa il sentiero). Tuttavia, è possibile notare come uno sia sopravvissuto crescendo dritto e rigoglioso, mentre l’altro – meno fortunato – purtroppo non ce l’ha fatta ed è seccato.

In questa scena è chiara ed esplicita la legge della natura, che decide chi deve sopravvivere e chi soccombere. Letta in maniera diversa, è anche possibile vederci lo spirito di sacrificio del più debole, che lasciando il campo fa continuare a vivere chi è più forte e preparato di lui. È una scena a mio avviso molto triste, ma anche piena di poesia e di fraterna tenerezza. E mi piace vedere che assieme al pino rigoglioso, che cresce anno dopo anno, ci sia anche quello che non ce l’ha fatta, con il suo tronco secco e senza foglie, quasi a rappresentare un monumento funebre in memoria del suo sacrificio.

La natura ci insegna sempre molte cose, ed è un dovere osservarla con questo spirito.

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