Naples Beach Resort (la Spiaggia di Piazza della Vittoria)

by Bernardo Ricci Armani September 14, 2016 1 comment
Naples Beach Resort (la Spiaggia di Piazza della Vittoria)

Naples (Italy). There are situations that can not be illustrated, because everyone sees in them what she wants. Others that are so dense, that explaining them would be cloying.

The photo I’m posting here above was taken exactly in one of these situations.

I could write a lot about this photo, on how the experience of being on a tiny plot of sand was, holding a camera surrounded by people – friends with each other – which were doing the most different things; on the speeches that I have listened to; on questions that I was asked; on curious welcoming – but warm too – that I received on that occasion; and why not, on the social environment so rich in terms of human diversity, in which I found myself.

This is Naples: one of the city I love most (and of which I love people in almost an unconditional way). It was mid-August, it was hot, and people were going to sea looking for a little coolness. But obviously, not everyone can afford the prestigious seaside resorts such as those ones in Posillipo and Marechiaro, and for this reason they choose to come to this small sandy portion formed probably for the effect of the breakwaters in front of it. This place is few steps down of the central Piazza della Vittoria, where the promenade of Via Partenope begins, close to the famous pizzeria Sorbillo (with the queue of people waiting to sit down). The bathers bring here their umbrellas, chairs and tables from home, to eat (so much, and about everything!) all together, and to spend the day together, freshening up in the sea, whereas kids build sand castles and teenagers play with the inseparable smartphone. In the background, Castel dell’Ovo and the Vesuvius.

These are situations in which I could spend hours not only photographing; indeed, probably if I could stay a bit more I would have laid down my Leica camera and I would have started talking to people, listening to their stories and eliminating the unavoidable distance between the photographer and the subject. These are situations that must be lived, to be observed to understand the sociological context in which they are developed, and then eventually to be photographed – but always with the utmost respect.


Napoli. Ci sono situazioni che non possono essere raccontate, perchè in esse ognuno ci vede quello che vuole. Altre che sono talmente dense, che spiegarle sarebbe stucchevole.

Questa foto che propongo qui sopra è stata scattata in una di queste situazioni.

Potrei scrivere parecchio su questa foto, sul come sia stata l’esperienza di stare su un fazzoletto di sabbia tenendo in mano una macchina fotografica circondato da persone – amiche tra loro – che stavano facendo le cose più diverse, sui discorsi che ho colto, sulle domande che mi sono state fatte, sull’accoglienza curiosa – ma anche calorosa – che ho ricevuto in quella circostanza; e perchè no, sul contesto sociale così ricco di varia umanità in cui mi sono trovato.

Questa è Napoli: una delle città che amo di più in assoluto (e di cui adoro la gente in maniera quasi incondizionata). E’ metà agosto, fa molto caldo, e le persone giustamente cercano un po’ di refrigerio andando al mare. Ma non tutte evidentemente possono permettersi i prestigiosi stabilimenti balneari di Posillipo e di Marechiaro, e per questo scelgono di venire in questa piccola porzione di sabbia formatasi probabilmente per effetto delle barriere frangiflutti antistanti. Siamo all’altezza della centralissima Piazza della Vittoria, dove inizia il lungomare di Via Partenope, proprio sotto la celebre pizzeria Sorbillo con la coda di persone che aspetta di sedersi. I bagnanti che vengono qui, si portano da casa gli ombrelloni, le sedie, i tavolini, ovviamente da mangiare (tanto, e di tutto!) e si ritrovano per trascorrere la giornata insieme, magari rinfrescandosi in mare mentre i bambini fanno i castelli con la sabbia e quelli un po’ più grandi giocano con l’inseparabile smartphone. Sullo sfondo ben visibile c’è Castel dell’Ovo e oltre il Vesuvio.

Queste sono situazioni nelle quali personalmente potrei trascorrere ore intere: non solo a fotografare, anzi – probabilmente se fossi rimasto un po’ di più avrei posato la mia Leica e mi sarei messo a parlare con le persone, per conoscere le loro storie e per eliminare l’inevitabile distanza tra fotografo e soggetto. Sono situazioni da vivere, da osservare bene per capire il contesto sociologico in cui si sviluppano, e poi eventualmente da fotografare – ma sempre con il massimo rispetto.

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