Afterwork at the Esplanade de la Defense n.1

by Bernardo Ricci Armani October 3, 2016 0 comment
Afterwork at the Esplanade de la Defense n.1

Paris (France). I frequently spend my after-work time walking around La Défense, a place where I come frequently (even now I’m on a flight from Milan to Paris); and that I have been photographing for years (most of my photos at La Defense are posted under this tag expressly created). Every time I wonder the same questions about this place. Do I like it? Honestly, I don’t know. How it could be living here? I can hardly answer this question too, and I admit I find myself watching residents trying to understand how is the quality of their lives. But the question in absolute terms most difficult to answer is always the same: how will be this place in – I don’t know, let’s say – ten years?

Yet, I must admit that in terms of photography, La Defense is still one of the most interesting places to explore in Paris; its architectures and its urban development are worth being analysed with attention, especially because they reveal a sort of historical stratification. Since the end of the ’50s, with the construction of the CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies) building, through the ’70s and the ’80s with buildings such as the Tour Areva and the Tour Total, until beginning of 2000 with the erection of more futuristic skyscrapers like the Tour EDF, La Defense has become the largest business park in Europe.

Very personally, the feeling I have when I walk along its extended “Esplanade”, between the Grand Arche and the fountain close to Neully-sur-Seine, is the one of a place that has begun a slow but relentless and conscious decadence (even if embellished by marvelous early fall sunsets), and that for some aspects is even proud of it, according to the most typical Parisian style. The economic crisis, which has not spared France, the competition with other “banlieues”, which are trying to attract similar developments, and the transportation network, which has already reached its maximum capacity and therefore can’t increase the number of commuters transported daily, are posing serious obstacles to the growth of this area and probably it couldn’t be different.

If it’s true that knowing the past is necessary to understand the future, I think that the future of La Defense is written into its glorious (albeit unique) past, in its having been a symbol for the 20th century’s city planners, but also a place that has lost its leadership in favor of new different models. But It is still a place that is worth being visited and photographed, possibly posing some questions: and if someone has the answer(s) to mine, I’d be glad to know it.


Parigi. La Defense è una zona di Parigi che frequento molto per lavoro (anche adesso sono su un volo da Milano a Parigi) e dove mi capita spesso di camminare: nel tempo ho scattato diverse fotografie, che pubblico qui nel blog con un tag appositamente creato, e ogni volta mi interrogo su come sia questo posto. Mi piace? Non lo so. Come potrebbe essere vivere qui? Anche questa sinceramente è una domanda a cui rispondo a fatica, tanto che – lo ammetto – mi ritrovo a guardare con curiosità i residenti, cercando di capire la qualità della loro vita. Ma la domanda in assoluto più difficile è sempre la stessa: come sarà questo posto tra – non so, diciamo – dieci anni?

Eppure, devo ammettere che dal punto di vista fotografico rimane uno dei posti più interessanti di Parigi da esplorare; le sue architetture e il suo sviluppo urbanistico meritano di essere osservate con attenzione, soprattutto perché rivelano una sorta di “stratificazione” storica. Tra la fine degli anni ’50, con la costruzione dell’edificio CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies), attraverso gli anni ’70 e ’80 con edifici come la Torre Areva e la Torre Total, fino a inizio 2000 con la realizzazione di grattacieli più avveniristici (tra cui la Torre EDF), La Defense ha visto uno sviluppo che l’ha portata a essere il più grande centro direzionale d’Europa.

Molto personalmente, la sensazione che si ha camminando dopo una giornata di lavoro lungo la sua enorme “Esplanade”, dal Grand Arche alla fontana in prossimità di Neully-sur-Seine, è quella di un posto che ha iniziato una lenta ma inesorabile e consapevole decadenza (magari abbellita dai meravigliosi tramonti di inizio autunno), e che per certi aspetti riesce ad andare fiero di questa cosa, nel più classico stile parigino. La crisi economica che ha colpito anche la Francia, la competizione di altre zone della banlieue che cercano di attirare analoghi sviluppi urbanistici e la saturazione dei mezzi di trasporto che difficilmente potrebbero portare nuovi afflussi di persone, stanno creando dei seri ostacoli alla crescita di questa area, e probabilmente non potrebbe essere diversamente.

Se è vero che per capire il futuro bisogna conoscere il passato, penso che il futuro di questo posto sia scritto nella sua storia gloriosa ma irripetibile, nel suo essere stato un luogo simbolo per l’urbanistica del ventesimo secolo ma che oggi ha perso la sua leadership a favore di altri modelli. Ma che rimane un posto da vedere, da fotografare, e sul quale porsi certe domande: e se qualcuno – alle mie – può darmi una risposta, sarei ben lieto di saperlo.

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