The Selimiye Mosque (From a Sunflower Field)

by Bernardo Ricci Armani March 19, 2017 0 comment
The Selimiye Mosque (From a Sunflower Field)

Edirne (Turkey). I captured this image many years ago – it was summer 2011. I was in Edirne, in the North of Turkey, to attend a famous wrestling competition named “Kirkpinar”, and I took the opportunity to have a tour around the city. Few days before, the Selimiye Mosque – one of the most famous places of Edirne – had been included in the UNESCO World Heritage List, and I could not miss the opportunity to visit it. But my favourite image – beyond some photos of the marvellous mosque’s interiors – is this one, almost taken by chance on the way back home, in which the majestic building with its minarets are in the distance.

As said, I remember I was on the way to Istanbul when I noticed this beautiful sunflower field. It was late afternoon and the day was going to end, all the more so I had already put my cameras and objectives in the bag (at those times I used to travel with a large bag full of things; not as today, using only one camera and two fixed lenses – but this is another story). Immediately, I asked the driver to stop, and I got off the car to take this photo. To be precise, I waked several meters through the field to be part of them. And even though I was tired for the tough day, I could remain there the whole evening: minute after minute the light was getting better and better, soft, warm as only some summer sunsets can be. On the way to Istanbul, re-watching the photos, I thought that the beauty of some moments does not come only from capturing an image, but also from all the things that accompany it: the chance of noticing this landscape, the decision of asking the driver to stop, the fight against the tiredness of unpacking everything and starting again to take photos, the desire of going into the field to find a better composition…

Photographing – as I always say – is not just putting a pressure on a button. Photographing is watching, thinking, desiring, telling a story, imagining, moving (and being moved). Watching a photograph some years later and re-having in mind those feelings is not something ordinary, and even saying that photography is the freeze-frame of a memory does not give justice to this amazing art. Photographing is opening our heart to the world around ourselves, this is photography. And for this reason to take photos two eyes come before a camera. Two eyes, a heart and a big desire of exploring the world.


Edirne (Turchia). Ho fatto questa foto tanti anni fa – era l’estate del 2011. Ero andato a Edirne, nel nord della Turchia, a vedere una famosa manifestazione di lotta che si chiama “Kirkpinar”, e con l’occasione mi sono fatto un giro per la città. Pochi giorni prima, la Moschea di Selimiye – uno dei luoghi più famosi di Edirne – era stata inserita nella lista dei siti UNESCO (World Heritage List) e non potevo perdermi l’occasione di visitarla. Ma l’immagine che preferisco – oltre ad alcune che esaltano i meravigliosi interni decorati della moschea – è questa, scattata quasi per caso sulla via del ritorno, in cui si vede l’imponente edificio con i suoi minareti in lontananza.

Come detto, ricordo che ero appena ripartito per tornare a Istanbul, quando ho notato questo bellissimo campo di girasoli. Era tardo pomeriggio e la giornata volgeva al termine, tanto che avevo già messo via l’attrezzatura (all’epoca viaggiavo con uno zaino pieno di roba, non come adesso che faccio tutto con un corpo e un paio di lenti – ma questa è un’altra storia). Immediatamente ho chiesto all’autista di fermarsi, e sono sceso dalla macchina per scattare questa foto. A dire il vero, mi sono incamminato diversi metri dentro al campo di girasoli, per poter essere un tutt’uno con loro. Nonostante fossi stanco dalla giornata impegnativa, sarei potuto stare tutta la sera in quel campo: ogni minuto che passava la luce diventava sempre più bella, morbida, calda come solo certi tramonti estivi sanno essere. Sulla strada per Istanbul, riguardando le foto, pensavo che la bellezza di certi momenti non viene solo dal fare una fotografia, ma da tutto quello che la accompagna: il caso di aver notato questo panorama, l’aver deciso di chiedere all’autista di fermarsi, l’aver combattuto la stanchezza di rimettermi a fotografare nonostante avessi già riposto tutta l’attrezzatura, la voglia di addentrarmi nel campo di girasoli per cercare uno scatto migliore…

Fotografare – lo dico spesso – non è soltanto una semplice pressione su un bottone. Fotografare è vedere, pensare, desiderare, raccontare, immaginare, emozionare (ed emozionarsi). Riguardare una foto a distanza di anni e riavere in mente quelle sensazioni non è un qualcosa di banale, e anche dire che la fotografia è il fermo immagine di un ricordo non rende giustizia a questa arte meravigliosa. Fotografare è aprire il cuore al mondo che ci circonda, ecco che cos’è veramente. Ed è per questo che per fotografare servono due occhi prima ancora che una macchina fotografica. Due occhi, un cuore e tanta voglia di vedere il mondo.

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