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Sunday Afternoon at Caffè Marchesi

Milan (Italy). This is a luxury place: for its products, for its position and – it must be told – for its prices. But I think it is worth taking a break at the cafè Pasticceria Marchesi, recently opened in Galleria Vittorio Emanuele II by the fashion brand Prada – which has bought the brand of this historical pastry shop. Especially in winter, when it’s cold and a refreshing pause doesn’t hurt.

The story of this place began in 1824, when the Marchesi family opened a pastry shop inside an elegant eighteenth century building in Corso Magenta in Milan, where it continued its activity till the beginning of 900. Thereafter, Mr. Angelo Marchesi expanded his range of products creating an authentic cafe, with home made pastries, cocktails and the typical Milanese aperitif.

Recently, as anticipated here above, the fashion house Prada has bought the brand “Pasticceria Marchesi” and has opened two new locations (in addition to the historical one in Corso Magenta). One in Via Montenapoleone – indisputable the most fashion street in Milan; the other one in Galleria Vittorio Emanuele II, from whose windows I took other photo.

Recently, I learned that Prada is going to open in Milan downtown one of its Foundation subsidiary, which will be exclusively focused on photography. If true, it’s really a great news!


Milano. E’ un posto di lusso: nei prodotti, nella posizione, e – va detto – nei prezzi. Ma penso che una sosta al caffè Pasticceria Marchesi in Galleria Vittorio Emanuele II, da poco aperto dalla griffe di moda Prada che ha rilevato il marchio di questo storico negozio, valga la pena – specialmente d’inverno, quando fa freddo e una pausa ristoratrice non guasta.

La storia di questo caffè inizia nel 1824, quando all’interno di un elegante edificio settecentesco in Corso Magenta a Milano viene aperta una pasticceria che continuerà la sua attività di produzione dolciaria fino ai primi anni del Novecento. Successivamente, Angelo Marchesi amplia la sua gamma di prodotti e dà vita a un vero e proprio caffè che oltre a offire dolci di produzione propria, prepara cocktail per l’aperitivo milanese.

Da poco, come detto sopra, la casa di moda Prada ha comprato il marchio “Pasticceria Marchesi” e ha aperto due nuovi caffè in aggiunta alla location storica di Corso Magenta: uno in Via Montenapoleone – indiscussa strada della moda milanese; un altro in Galleria Vittorio Emanuele II, dalle cui finestre ho scattato quest’altra foto.

Recentemente ho letto che Prada aprirà in centro a Milano una succursale della sua Fondazione, dedicata esclusivamente alla fotografia. Se confermato, è proprio una bella notizia!

 

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Made in Italy (Fiat 500 at Piazzale Michelangelo)

Florence (Italy). The sentence “Made in Italy” is something very serious, which goes far beyond the simple “marketing announcement”. The Article 16 of the Italian Decree 135/2009 clearly defines what can be considered as authentic Made in Italy: this is the first comma, and it says: “Made in Italy is something which has been fully planned, designed, manufactured and wrapped up in Italy”.

This pretty generic definition is much more restrictive than the one made for German or American products. Made in Germany is based on all essential manufacturing steps, whereas Made in USA includes both all and “virtually” all the necessary steps (and the word “virtually” is pretty large) to produce something.

So, when some days ago I found myself in front of these two examples of Made in Italy – although so distant in terms of historical period for their “planning, design and manufacturing” – I found useful thinking about what is Made in Italy while capturing this photo.

Behind the skyline of Florence, as well as the old legendary Fiat 500, there’s the true and authentic Made in Italy approach. Brunelleschi, Giotto or Arnolfo Di Cambio for the Florentine skyline. Dante Giacosa, Pio Manzù and Giorgietto Giugiaro for the Fiat 500 car.

I think Italians should be more proud and more “protective” of the Made in Italy label; and they should also consider that Made in Italy is not limited only to today’s shoes, design or fashion in general. Made in Italy is part of our heritage, a piece of national DNA. And we all should be its first and most committed promoters…


Firenze. Il termine “Made in Italy” è un qualcosa di molto serio, che va oltre il semplice slogan di marketing. L’articolo 16 della legge 135/2009 al primo comma definisce chiaramente cosa può essere considerato come autentico Made in Italy: “Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano“.

Questa definizione piuttosto generica è in realtà molto più restrittiva di quella utilizzata per i prodotti tedeschi o americani. L’etichetta di Made in Germany è basata su tutti i passaggi essenziali della produzione, mentre il Made in USA include i passi necessari (tutti e “virtualmente tutti”) per produrre qualcosa – e il termine “virtualmente” è abbastanza largo.

Per questo, quando alcuni giorni fa mi sono trovato davanti questi due esempi di Made in Italy – sebbene così distanti in termini di periodo storico per il loro “disegno, progettazione e realizzazione” – mentre scattavo questa foto ho ritenuto interessante pensare a cosa sia il Made in Italy.

Dietro la skyline di Firenze, così come dietro la leggendaria vecchia Fiat 500, c’è il vero e autentico approccio Made in Italy. Brunelleschi, Giotto o Arnolfo di Cambio per la skyline di Firenze. Dante Giacosa, Pio Manzù e Giorgetto Giugiaro per la Fiat 500.

Penso che gli Italiani dovrebbero essere più orgogliosi e più “protettivi” dell’etichetta Made in Italy; e dovrebbero inoltre considerare che il Made in Italy non si ferma solo alle scarpe, al design o in generale alla moda di oggi. Made in Italy è parte della nostra storia, un pezzo di DNA nazionale. E tutti noi dobbiamo essere i suoi primi e più convinti promotori…

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Off the Cuff, Palazzo Litta | Fuorisalone @ Milano Design Week 2017

Milan (Italy). Here we are again: one year has passed, and Milan is again the place to be for architects, interior designers, bloggers, design lovers and simple curious – like me. Well, this year I’m a bit beyond the pure curiosity, since I’m completing the renovation of my apartment and I feel myself much more involved than the past year. But this is a personal stuff, and I guess it won’t interest anyone.

The Fuorisalone is the “unplugged” face of the Milan Design Week (the official name is “Salone Internazionale del Mobile”), and it’s a set of events taking places in different parts of Milan, including some prestigious and hidden locations. The list counts almost 1,500 events, scattered all around Milan downtown: Brera, Isola, Università Statale, 5 Vie, Lambrate and Tortona are the most popular and dense of events locations, but more or less every part of the city has something to offer.

Under the tag Fuorisalone 2017 I’m posting my personal way to watch, visit and photograph the many exhibitions, installations, events and any other thing that can be considered as “design”. If you don’t have enough, you can give a look to past editions’ events here (2016) and here (2015).

Palazzo Litta in Corso Magenta is another popular destination of every Fuorisalone. It’s the first place I usually visit, because it’s just behind my office. The building itself is very beautiful, but the most interesting thing to see – in my opinion – is the courtyard installation. This year, visitors are welcomed by a roof canopy composed of 300 pairs of jeans (by Trussardi) connected each other waist-to-waist and cuff-to-cuff to create a very original net.


Milano. Eccoci di nuovo: un anno è passato, e Milano è nuovamente il posto giusto per architetti, disegnatori di interni, blogger, amanti del design e semplici curiosi – come me. A dire il vero, quest’anno sono un po’ oltre la pura curiosità, dal momento che sto terminando la ristrutturazione del mio appartamento e mi sento molto più coinvolto degli anni passati. Ma questa è una facecnda personale, e immagino non interessi a nessuno.

Il Fuorisalone è il lato “non ufficiale” del Salone Internazionale del Mobile, e offre una serie di eventi in diverse parti di Milano, incluse alcuni luoghi prestigiosi o nascosti. La lista conta quasi 1,500 eventi, sparsi in giro per il centro di Milano: Brera, Isola, l’Università Statale, 5 Vie, Lambrate e Tortona sono tra le zone a più famose e con la più alta densità di eventi, ma più o meno ogni parte della città ha qualcosa da offrire.

Sotto al tag Fuorisalone 2017 posto il mio personale sguardo sulle varie mostre, installazioni, eventi e tutto ciò che può essere considerato “design”. Se non ne avete abbastanza, potete anche guardare le foto degli eventi delle passate edizioni qui (2016) e qui (2015).

Palazzo Litta in Corso Magenta è un’altra destinazione molto popolare di ogni Fuorisalone. In genere, questo è il primo posto che visito perchè è proprio dietro il mio ufficio. Il palazzo stesso è molto bello, ma la cosa più interessante da vedere – secondo me – è l’installazione fatta nel cortile. Quest’anno, i visitatori sono accolti da una grande tettoia fatta con 300 paia di jeans (Trussardi) uniti l’uno con l’altro dalla vita e dalla caviglia, creando così una rete molto particolare.

 

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Smile, You Are at the Muséum National d’Histoire Naturelle

Paris (France). This is the third photo, after this one and this one. I’m not sure if there will be another one or two, but – as already said – I find the Muséum National d’Histoire Naturelle in Paris such an incredible source of inspiration! It’s so unique!


Parigi. Questa è la terza foto, dopo questa e questa. Non so se ce ne sarà un’altra o un altro paio, ma – come ho già detto – trovo che il Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi sia un’incredibile fonte di ispirazione! E’ così unico!

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Paris Is A Scratchy City

Paris (France). A photograph taken distractedly, climbing the Centre Pompidou… (I played with an editor to get this effect, for those wondering how the scratches and the Tour Eiffel can be in focus, whereas the couple isn’t)


Parigi. Una foto fatta distrattamente, salendo le scale del Centre Pompidou… (ho giocato con un editor per ottenere questo effetto, per quelli che si domandano come mai i graffi e la Torre Eiffel siano a fuoco, mentre la coppia non lo sia)

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Bibilioteca Braidense (Library)

Milan (Italy). The Braidense Library is a magic destination: I have been desiring to visit it for long time, and I admit I feel guilty for not having done it before. But since in the weekends it’s open only on Saturday morning, I’m partially justified.

Anyhow, last Saturday I finally could visit and photograph it, and it has been really an amazing experience. The Braidense Library was founded in 1786 by Maria Theresa Archduchess of Austria opening to everyone the private library of Carlo Pertusati, and it is hosted in the seventeenth-century Brera building. Before, the only public library in Milan was the Biblioteca Ambrosiana, which was rich of manuscripts but not of printed books. In the years, through several donations and acquisitions, the Biblioteca Braidense arrived to have 1,500,000 volumes and still today is a place where for consultation, reading and studying (since that some in some rooms taking photos is allowed).

I think I will come back to visit this unique place soon. Libraries – and especially the Braidense one – have a very peculiar appeal: they are able to merge history with culture, technique with knowledge organization, and in a time like the current one, in which everything is at “mouse’s length” and with a string on Google it is possible to find every kind of information, thinking about how were the research and the cataloging is rather exciting. And just the fact that a place which has been arranged for the culture, can be thought not only to be functional, but also to be aesthetically beautiful, I think it’s something of extraordinary.

Probably, today’s generations – the so called Generation Z, but probably also Millennials – never opened an encyclopedia, made a bibliographic research or borrowed a book from a library. Today there’s Wikipedia, there are search engines, there are e-readers like Kindle (which I’m a big fan of, to be clear). However, I remember when I was at school and used to go to the library for my researches: at those times I was already so fascinated by all that knowledge so concentrated in such a small space, that I was at the same time enthusiast and unsuitable. Yes, this is the key! A physical perception of knowledge: internet does not give this possibility. A library does! And tomorrow, I’m sure of it, there will be tools to access to knowledge even faster and smarter than Google or Wikipedia; but there will still be also someone – like me – that on Saturday morning will decide to go and take photos at a marvelous place such as the Braidense Library


Milano. La Biblioteca Braidense è un posto magico: desideravo vederla da tempo, e riconosco la mia colpa per non averlo fatto prima. Ma dal momento che nel fine settimana è aperta solo il sabato mattina, mi ritengo parzialmente giustificato.

Ad ogni modo, sabato scorso sono finalmente riuscito a visitarla e a fotografarla, ed è stata veramente un’esperienza emozionante. La Biblioteca Braidense deve la sua apertura a Maria Teresa d’Austria la quale, nel 1786, aprì al pubblico la biblioteca privata del conte Carlo Pertusati all’interno del seicentesco palazzo di Brera, nell’omonimo quartiere nel cuore di Milano. Sino ad allora, l’unica biblioteca pubblica era la Biblioteca Ambrosiana, che però era ricca di manoscritti ma non di libri stampati. Negli anni, attraverso una serie di lasciti e di acquisizioni, la Biblioteca Braidense è arrivata ad ospitare 1,500,000 volumi e ancora oggi è un luogo di consultazione, di lettura e di studio (tanto che non tutte le sue sale sono fotografabili).

Credo che ci tornerò presto e spesso in questo posto unico. Le biblioteche – e la Braidense in particolare – hanno un fascino tutto loro: sono luoghi che fondono la storia e la cultura, la tecnica e l’organizzazione del sapere. In un’epoca come quella attuale, in cui tutto è a portata di mouse e basta una stringa di Google per trovare ogni sorta di informazione possibile, pensare a come era una volta la ricerca e la catalogazione delle informazioni è emozionante. E il solo fatto che un luogo predisposto alla cultura possa essere concepito non solo per essere funzionale, ma anche per essere esteticamente bello, secondo me è un qualcosa di straordinario.

Forse le generazioni di oggi – in primis la cosiddetta Generazione Z, ma probabilmente gli stessi Millennials – non hanno mai sfogliato un’enciclopedia, fatto una ricerca bibliografica o preso un libro in prestito. Oggi c’è Wikipedia, ci sono i motori di ricerca, ci sono gli e-readers come Kindle (di cui io stesso – intendiamoci – sono un grande sostenitore). Eppure ricordo quando ero al liceo e facevo le mie ricerche andando in biblioteca: già all’epoca ero così affascinato da tutto quel sapere concentrato in un unico posto, che mi sentivo al tempo stesso entusiasta e inadeguato. Ecco, forse è questa la chiave di tutto: la concentrazione del sapere e la sua percezione “fisica e sensoriale”: internet non trasmette questa percezione, inuttile illudersi. Una biblioteca si. E un domani, ne sono certo, ci saranno strumenti di accesso al sapere ancora più completi e rapidi di Google o Wikipedia; ma ci sarà anche sempre qualcuno che – come me – il sabato mattina deciderà di andare a fotografare un posto meraviglioso come la Biblioteca Braidense.

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Long Time No See (Roofs of Florence)

Florence (Italy). Long time no see, Florence: I have been quite busy, but I still love you don’t worry. Long time no see, my dear camera: if I have not been bringing you with me for long time, it’s because there was nothing to photograph. Long time no see, photographingaround.me: I guess you are disappointed because I’m not updating you anymore – at least not enough – but I had other thoughts in my head.

Well, now I’m back!


Firenze. Tanto tempo che non ci vediamo, FIrenze: sono stato piuttosto impegnato negli ultimi tempi, ma ti amo ancora – non preoccuparti. Tanto tempo che non ci vediamo, cara macchina fotografica: ma se non ti ho portata con me per tutto questo tempo, è perchè sapevo che non ci sarebbe stato nulla da fotografare. Tanto tempo che non ci vediamo, photographingaround.me: immagino tu sia deluso perchè non ti sto più aggiornando – almeno, non abbastanza – ma ho avuto altri pensieri per la testa.

Bene, sono tornato!

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Cross Wind Landing in Venice

Venice (Italy). Another landing at Venice – VCE Marco Polo Airport. This time with a cross wind making the flight a bit turbulent, but also drawing beautiful wakes on the lagoon’s water. The complete set of my landings in Venice is here (every time a new experience).


Venezia (Italia). Un altro atterraggio all’aeroporto Marco Polo di Venezia (VCE). Questa volta con un vento trasversale che ha reso il volo un po’ turbolento, ma che ha anche disegnato bellissime scie sull’acqua della laguna. Qui c’è l’intera serie di atterraggi all’aeroporto di Venezia (ogni volta un’esperienza diversa).

 

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Venice by Night

Venice (Italy). Since after my previous post I have been requested to indicate where is the mentioned Fondaco dei Tedeschi, I utilize this new image of Venice – this time captured by night. So, watching the Rialto Bridge, the Fondaco is the building on the left, with tall arches (at the ground floor) before the bridge and a banner on the facade.

I must say that Venice by night is – if possible – even more magic than by day: the city gets calm, the mass of tourists begins flowing away and the atmosphere changes completely. There are few illuminated canals and buildings’ facades, (this part of the Gran Canal is one of the few) and especially in winter, alleys and squares become dark and mysterious. There are some figures saying that Venice hosts 100,000 people by day and less than 5,000 people by night: some of them fill the local bars (bacaro, in Venetian) for a drink (the typical spritz) or for eating something; but those who want to experience the true magic essence of Venice, a night walk – better if in winter, with the fog – is truly an unforgettable experience.


Venezia. Poichè a seguito del mio post precedente mi è stato chiesto di indicare dove si trova il Fondaco dei Tedeschi, utilizzo questa nuova foto di Venezia – questa volta scattata di notte. Ebbene, guardando il Ponte di Rialto, il Fondaco è il palazzo a sinistra prima del ponte, con archi alti al piano terra e uno striscione sulla facciata.

Devo dire che Venezia di notte è se possibile ancora più magica: la città si calma, la massa di turisti inizia ad andarsene e l’atmosfera cambia completamente. Sono pochi i canali e i palazzi illuminati (questo tratto del Canal Grande a Rialto è uno dei pochi), e soprattutto di inverno calli, campi e campielli nella loro oscurità diventano deserti e misteriosi. Ci sono stime che dicono che a Venezia di giorno ci sono 100,000 persone, mentre di notte non arriva a 5,000: alcuni di questi affollano i vari bacari dove bere uno spritz e mangiare qualcosa; ma per chi vuole vivere la vera magia di questa città, una passeggiata notturna, meglio se d’inverno con la nebbia, è davvero un’esperienza irripetibile.

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