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Urban Development

Cena Con Me

Milan (Italy). Imagine… thousands of people attending a dinner without knowing anything – really anything, including the location – since few hours before the scheduled time. Only few rules, being the most important one on the dress code.

White!

Yes, this is the spirit of Cena Con Me, an event I already photographed a couple of years ago, but that every time is a surprise. The organizers create the event on Facebook and collects the requests. Then, it communicates the location (in Milan) 5 hours before the time. Since that moment, people start collecting all the items prepared in the past weeks and gather to the selected place.

It happens therefore that a pacific place suddenly becomes a mess: a “white wave” made of people, tables, chairs, plates, glasses, balloons, candle holders, flowers, accessorizes… everything is rigorously white.

Beyond the color, there are few more basic rules: respecting the location leaving the place as it was before the event – therefore carrying away any sort of garbage; and closing the event at midnight.

Under the tag “Cena Con Me 2017” I’m posting some photos of the event. The location is Piazzale Giulio Cesare, the heart of City Life, a very interesting new development, with the amazing skyscrapers of Zaha Hadid and Arata Isozaki in the background.


Milano. Immagina… migliaia di persone che partecipano a una cena senza sapere niente – ma veramente niente, compresa la location – fino a poche ore prima dell’orario programmato. Solo poche regole, tra cui la più importante riguarda l’abbigliamento.

Bianco!

Si, questo è lo spirito di Cena Con Me, un evento che ho già fotografato in passato un paio di anni fa, ma che ogni volta è una sorpresa. Gli organizzatori creano l’evento su Facebook e raccolgono le richieste di partecipazione. Successivamente, comunicano il luogo di svolgimento (a Milano) 5 ore prima l’orario programmato. Da quel momento, la gente inizia a prendere tutte le cose preparate nelle settimane precedenti e a ritrovarsi presso il luogo stabilito.

Succede quindi che una piazza tranquilla diventi improvvisamente un caos: una “onda bianca” fatta di persone, tavoli, sedie, piatti, bicchieri, palloncini, candelabri, fiori, accessori… tutto è rigorosamente bianco.

Oltre al colore, ci sono poche regole di base: rispettare la location lasciando il posto come lo si è trovato prima dell’evento – quindi portando via ogni tipo di rifiuto; e chiudere l’evento a mezzanotte.

Con il tag “Cena Con Me 2017” posto alcune foto dell’evento. La location scelta quest’anno era Piazzale Giulio Cesare, nel cuore di City Life, un nuovo sviluppo urbano molto interessante, con sullo sfondo i bellissimi grattacieli disegnati da Zaha Hadid e da Arata Isozaki.

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Photographing Milan (Taking Off From Linate Airport)

Milan (Italy – but on the way to Paris, France). I’m a frequent flyer to Paris from Milan: usually, mine are just business trips, and unfortunately they are too short to let me walk free, photographing around Paris (the “Ville Lumiere”). For this reason, I normally don’t bring any of my cameras with me – except the Ricoh GR, which is always with me in my suit pocket.

However, some days before – when I was visiting a photographic exhibition – I noticed an old black and white picture of Milan, taken (I guessed) from an airplane. I thought at the end, that landscape deserved to be photographed, even for the simple purpose of documenting the urban development of probably the most vibrant and dynamic city in Italy.

So, while the plane was moving from the parking area to the take-off strip, I prepared my camera expressly brought to capture this image (for the occasion, I decided to use a Summarit-M 1:2.5/90 mm lens) and a few seconds after leaving the ground, I was at the to take aerial photos of Milan under me. And frankly speaking, considering the window (and the glass, which is not the highest quality one – in photographic terms), I think I can be satisfied.


Milano (Italia – ma sulla rotta per Parigi, Francia). Mi capita spesso di volare da Milano a Parigi: di solito si tratta di viaggi per motivi di lavoro, e purtroppo sono sempre talmente brevi da non darmi modo di farmi un fotografico per la Ville Lumiere. Per questo, evito di portarmi la macchina fotografica (giusto la Ricoh GR che ho sempre con me nella tasca della giacca).

Tuttavia, alcuni giorni fa mentre visitavo una mostra fotografica, ho visto una vecchia foto di Milano, in bianco e nero, scattata dall’alto (presumibilmente da un aereo). Ho pensato che alla fine, quel panorama meritava una fotografia, anche per il solo fatto di documentare il cambiamento urbanistico di quella che forse è la città più dinamica d’Italia.

E così, mentre l’aereo muoveva dal parcheggio alla pista di decollo, ho preparato la mia macchina fotografica appositamente portata per scattare questa immagine (per l’occasione ho deciso di usare un obbiettivo Summarit-M 1:2.5/90 mm) e pochi secondi dopo aver lasaciato terra, ero al finestrino che scattavo foto aeree di Milano sotto di me. E sinceramente, nonostante appunto il finestrino (il cui vetro non è certo della miglior qualità – in termini fotografici) penso di potermi ritenere soddisfatto…

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Urban Spaces (MUDEC)

Milan (Italy). From a window at MUDEC (Museo delle Culture – or “Museum of Cultures” in English) in Milan. I found this glimpse quite interesting, and representative of Milan today: it’s an eye on a former city’s industrial area, which has been totally renovated and today hosts many interesting spots such as lofts, design hotels and restaurants. There are several places like this one (the Fondazione Prada in Via Isarco or the nearby Fabbrica Orobia 15 just to mention some), and they are part of a deep renovation, which is transforming Milan in one of the most lively cities in Italy.


Milano. Da una finestra del MUDEC (Museo delle Culture) di Milano. Ho trovato questo scorcio abbastanza interessante, e rappresentativo della Milano di oggi: è un occhio su una ex area industriale della città, che è stata completamente rinnovata e oggi ospita molti posti interessanti come loft, hotel di design e ristoranti. CI sono diversi posti come questo (per citarne qualcuno, la Fondazione Prada in Via Isarco o la vicina Fabbrica Orobia 15) e sono parte di un profondo rinnovamento che sta trasformando Milano in una delle città più vivaci d’Italia.

 

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Positano (Postcard of an Overpopular Landscape)

Positano (Italy). Some landscapes shouldn’t be photographed: not because they are not beautiful; on the contrary, because they are so popular (even too much, “overpopular“!) that at the end everyone captures the same image with the same composition…

This landscape of Positano is a glaring example: I think that millions of postcards with this view have been sent for years, not to mention – more recently – selfies and photos shared on social networks. Estimating the number of photographers (professional and amateur) that every day come here along the Route 163 to Praiano and Amalfi to capture all the same image is impossible. And a search on Google can give just an idea.

What makes a photo so popular? Is it possible thinking about a sort of infection that makes people take all the same photo? If so, why? In my opinion, I believe it’s the “I have been here” attitude, which in the past was just limited to writing greetings on the back of a postcard, and that today – with the presence of social networks (and with the “check-in” function) – has degenerated in a sort of collective paranoia.

True, I’m contradicting myself since I took this image too. But in my partial defense I can say that my camera is not connected with any smartphone (it even does not have a screen!), that I did not tag myself here while I was capturing this photo and that I’m posting it here in my blog two months later…


Positano. Ci sono dei panorami che forse sarebbe meglio non fotografare: non perchè il posto non sia bello, anzi. Al contrario, perchè è talmente famoso (troppo famoso!) che alla fine tutti scattano la stessa immagine con la stessa composizione…

Questa vista di Positano ne è un esempio lampante: credo che negli anni siano state spedite milioni di cartoline con questo scorcio, per non parlare – in tempi più recenti – di selfie e di altre foto da social network. E’ impossibile stimare il numero di fotografi (sia professionisti che semplici appassionati) che ogni giorno si posizionano qui, lungo la strada statale 163 verso Praiano e Amalfi, per catturare tutti la stessa immagine. E per rendersene conto basta fare una ricerca con google.

Cos’è che rende una foto così popolare? E’ possibile pensare a una sorta di contagio, per cui tutti vogliono fare la stessa foto? E se si, perchè? Personalmente credo sia la mentalità del “io ci sono stato”, che se in passato si riduceva appunto a un saluto scritto sul retro di una cartolina, con l’avvento dei social network (e dei “check-in” nei vari posti) è degenerata in una specie di mania collettiva.

E’ vero, mi sto contraddicendo dal momento che anche io ho fatto questa foto. Ma a mia parziale discolpa, posso dire che la mia macchina fotografica non è collegata allo smartphone (non ha nemmeno lo schermo!), che non mi sono “taggato” mentre l’ho scattata e che la sto postando nel mio blog quasi due mesi dopo averla fatta…

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Paris from La Defense (With its Architectures) at Sunrise

Paris (France). My followers could start thinking that I have a sort of obsession for Paris, and particularly for the district of La Defense, since I have been posting photos from these places for several days. No, it’s not true – at least I don’t believe so. The point is that I’m frequently travelling to Paris for business, and I love bringing my camera with me to capture some photos and relax a little bit. With the fall arriving, there are marvelous sunrises with the sky getting red just behind the Tour Eiffel, and it’s a shame not getting the opportunity of photographing it!

Yesterday early morning, just after my wake-up, I was watching outside my hotel’s window and my attention was catalyzed by a huge condominium, similar to those ones in the peripheries of Moscow or Shanghai, made with many apartments all alike, but incredibly captivating. I took advantage of the warm sunrise light to photograph it, including the Tour Eiffel just to add a typical Parisian contrast to this composition.

At a later time I tried to find some more information and I discovered that the name of this condominium is “L’immeuble Bellini” (from the name of the underlying street) and that it is the first residential building at La Defense. It was designed by the architect Jean de Mailly in 1957 and it hosts 560 apartments. The following year, de Mailly designed the CNIT and in 1966 the opposite tower, known with the name “Tour Initiale” (the original name was “Tour Nobel“), which today houses the RTE’s headquarter.

I’m more and more convinced that to know – and at a certain extent to further appreciate – Paris, it’s necessary going beyond its “arrondissement” and its glimpses seen thousands of times (I’m talking as a photographer and as a tourist) to discover its recent past that in one way or another, has many stories to tell.


Parigi. Chi segue il mio blog potrebbe pensare che ho una specie di ossessione per Parigi e in particolar modo per il quartiere de La Defense, dal momento che ultimamente sto postando parecchie foto da questi posti. No, non è così – almeno non credo. Il fatto è che sono spesso lì per lavoro, e amo portarmi la macchina fotografica per scattare qualche immagine e rilassarmi un po’. E come ogni anno, con l’arrivo dell’autunno si iniziano a vedere delle albe bellissime, con il cielo rosso proprio dietro la Tour Eiffel, ed è un peccato non approfittarne!

Ieri mattina appena alzato, mentre guardavo fuori dalla finestra del mio albergo, la mia attenzione è stata catturata da un enorme condominio, simile a quelli che si vedono nelle periferie di Mosca o di Shanghai, fatto di appartamenti tutti uguali, eppure nel suo genere incredibilmente affascinante. Ho approfittato della calda luce dell’alba per fotografarlo, includendo la Tour Eiffel giusto per aggiungere un contrasto tipicamente parigino a questa composizione.

Successivamente, volendomi documentare, sono andato a cercare alcune informazioni, e ho scoperto che questo condominio si chiama “L’immeuble Bellini” (dal nome della strada sottostante) e che è stato il primo edificio residenziale a La Defense. Fu progettato dall’architetto Jean de Mailly nel 1957 e conta 560 appartamenti. L’anno successivo lo stesso de Mailly ha progettato il CNIT, e nel 1966 il grattacielo antistante a L’immeuble Bellini, conosciuto con il nome di “Tour Initiale” (ma una volta si chiamava “Tour Nobel“) che oggi ospita la sede di RTE.

Sono sempre più convinto che per conoscere – e per certi versi apprezzare maggiormente – Parigi, sia necessario uscire dai suoi “arrondissement” e dai suoi scorci visti mille volte (parlo anche da fotografo, oltre che da turista) per andare alla scoperta del suo recente passato che in un modo o nell’altro ha molte storie da raccontare.

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A Good Reason to Bring My Leica with Me at Work (Paris Nanterre from La Defense)

Paris (France). Friends and colleagues find amusing that I always bring one of my photo-cameras with me, even regardless the fact that sometimes I’m a bit overloaded. But when out of my window there’s a sunset like this one photographed here, I’m sure that I’m right…

I was at La Defense some days ago, and this is the view from my office’s window (which luckily is pretty clean). I love watching this type of urban landscapes from such a high position: they make me feel incredibly small, just a drop in a sea of people. Behind every small window there’s a person, a life, a work, an activity… I find it extremely motivating and involving, and this is the perfect feeling – for me – to decide catching my camera and taking a photo.


Parigi. Gli amici e i colleghi spesso si divertono del fatto che mi porti sempre dietro una macchina fotografica, anche in considerazione del fatto che qualche volta sono in effetti un po’ sovraccarico. Ma quando fuori dalla finestra c’è un tramonto come questo fotografato qui, mi convinco che ho ragione io…

Ero a La Defense alcuni giorni fa, e questa è la vista che c’è fuori dalla finestra del mio ufficio (che per fortuna è piuttosto pulita). Amo osservare questo tipo di panorama urbano da una posizione così alta: mi fa sentire incredibilmente piccolo, una goccia in un mare di persone. Dietro ogni piccola finestra c’è una persona, una vita, un lavoro, un’attività… Trovo tutto ciò estremamente motivante e coinvolgente, e questo è la sensazione ideale – per me – per decidere di prendere la mia macchina fotografica e scattare una foto.

 

 

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Afterwork at the Esplanade de la Defense n.2

Paris (France). I frequently spend my after-work time walking around La Défense, a place where I come frequently (even now I’m on a flight from Milan to Paris); and that I have been photographing for years (most of my photos at La Defense are posted under this tag expressly created). Every time I wonder the same questions about this place. Do I like it? Honestly, I don’t know. How it could be living here? I can hardly answer this question too, and I admit I find myself watching residents trying to understand how is the quality of their lives. But the question in absolute terms most difficult to answer is always the same: how will be this place in – I don’t know, let’s say – ten years?

Yet, I must admit that in terms of photography, La Defense is still one of the most interesting places to explore in Paris; its architectures and its urban development are worth being analysed with attention, especially because they reveal a sort of historical stratification. Since the end of the ’50s, with the construction of the CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies) building, through the ’70s and the ’80s with buildings such as the Tour Areva and the Tour Total, until beginning of 2000 with the erection of more futuristic skyscrapers like the Tour EDF, La Defense has become the largest business park in Europe.

Very personally, the feeling I have when I walk along its extended “Esplanade”, between the Grand Arche and the fountain close to Neully-sur-Seine, is the one of a place that has begun a slow but relentless and conscious decadence (even if embellished by marvelous early fall sunsets), and that for some aspects is even proud of it, according to the most typical Parisian style. The economic crisis, which has not spared France, the competition with other “banlieues”, which are trying to attract similar developments, and the transportation network, which has already reached its maximum capacity and therefore can’t increase the number of commuters transported daily, are posing serious obstacles to the growth of this area and probably it couldn’t be different.

If it’s true that knowing the past is necessary to understand the future, I think that the future of La Defense is written into its glorious (albeit unique) past, in its having been a symbol for the 20th century’s city planners, but also a place that has lost its leadership in favor of new different models. But It is still a place that is worth being visited and photographed, possibly posing some questions: and if someone has the answer(s) to mine, I’d be glad to know it.


Parigi. La Defense è una zona di Parigi che frequento molto per lavoro (anche adesso sono su un volo da Milano a Parigi) e dove mi capita spesso di camminare: nel tempo ho scattato diverse fotografie, che pubblico qui nel blog con un tag appositamente creato, e ogni volta mi interrogo su come sia questo posto. Mi piace? Non lo so. Come potrebbe essere vivere qui? Anche questa sinceramente è una domanda a cui rispondo a fatica, tanto che – lo ammetto – mi ritrovo a guardare con curiosità i residenti, cercando di capire la qualità della loro vita. Ma la domanda in assoluto più difficile è sempre la stessa: come sarà questo posto tra – non so, diciamo – dieci anni?

Eppure, devo ammettere che dal punto di vista fotografico rimane uno dei posti più interessanti di Parigi da esplorare; le sue architetture e il suo sviluppo urbanistico meritano di essere osservate con attenzione, soprattutto perché rivelano una sorta di “stratificazione” storica. Tra la fine degli anni ’50, con la costruzione dell’edificio CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies), attraverso gli anni ’70 e ’80 con edifici come la Torre Areva e la Torre Total, fino a inizio 2000 con la realizzazione di grattacieli più avveniristici (tra cui la Torre EDF), La Defense ha visto uno sviluppo che l’ha portata a essere il più grande centro direzionale d’Europa.

Molto personalmente, la sensazione che si ha camminando dopo una giornata di lavoro lungo la sua enorme “Esplanade”, dal Grand Arche alla fontana in prossimità di Neully-sur-Seine, è quella di un posto che ha iniziato una lenta ma inesorabile e consapevole decadenza (magari abbellita dai meravigliosi tramonti di inizio autunno), e che per certi aspetti riesce ad andare fiero di questa cosa, nel più classico stile parigino. La crisi economica che ha colpito anche la Francia, la competizione di altre zone della banlieue che cercano di attirare analoghi sviluppi urbanistici e la saturazione dei mezzi di trasporto che difficilmente potrebbero portare nuovi afflussi di persone, stanno creando dei seri ostacoli alla crescita di questa area, e probabilmente non potrebbe essere diversamente.

Se è vero che per capire il futuro bisogna conoscere il passato, penso che il futuro di questo posto sia scritto nella sua storia gloriosa ma irripetibile, nel suo essere stato un luogo simbolo per l’urbanistica del ventesimo secolo ma che oggi ha perso la sua leadership a favore di altri modelli. Ma che rimane un posto da vedere, da fotografare, e sul quale porsi certe domande: e se qualcuno – alle mie – può darmi una risposta, sarei ben lieto di saperlo.

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Alfama District in Lisbon from the Pool at Memmo Hotel

Lisbon (Portugal). Alfama is the oldest and probably the most characteristic district of Lisbon: it goes from the Tejo river up to the Sao Jorge Castle, and it is today a very popular touristic attraction. Every day, thousands of people come here – most of them with the popular tram number 28 – and walk up and down this picturesque labyrinth made of narrow streets, small squares and cozy restaurants playing fado.

The thing that impressed me most, and that I tried to capture when I was contemplating the landscape of Alfama at the beginning of sunset, is the perfect coexistence of sumptuous and elegant churches emerging from a dense jumble of roofs and terraces (the typical “miradouro”). This strong contrast in my opinion represents the true essence of Alfama, a sort of DNA of this district, which went – in the years – through opposite periods. In fact, if during the Moorish domination the Alfama was corresponding with the whole city, with the later expansion to west the district started its decadency and became inhabited mostly by poor people and fishermen. With the devastating earthquake of 1755, the Alfama was not affected and it was therefore preserved by any activity of reconstruction, keeping its original urban texture. With the recent renovation of old houses and with an activity of deep restoration, the Alfama is today one of the most vibrant part of Lisbon, populated both by locals and by foreigners.

I captured this image from the poolside on the roof of the Memmo Alfama Hotel, the first boutique hotel in Lisbon: a perfect terrace where to enjoy a drink watching one of the most popular and spectacular view of the Portugal’s capital.

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