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Voigtlander Ultron 28mm f/2.0 M Mount

The Falling Tree (Somewhere out of Paris)

Somewhere out of Paris. It’s funny when, for an entire day, your office becomes the side of a small lake, positioned somewhere close to Chaumes-en-Brie, more or less 70 km south-east of Paris. Is there any better opportunity to take picture half decadent (the tree) and half optimistic (the green all around)?


Da qualche parte fuori Parigi. E’ divertente quanto per un giorno il proprio ufficio diventa la sponda di un piccolo lago, collocato da qualche parte vicino a Chaumes-en-Brie, più o meno a 70 km sud est di Parigi. Quale miglior occasione per scattare una foto tra il decadente (l’albero) e l’ottimista (il verde circostante)?

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Afterwork at the Esplanade de la Defense n.3

Paris (France). I frequently spend my after-work time walking around La Défense, a place where I come frequently (even now I’m on a flight from Milan to Paris); and that I have been photographing for years (most of my photos at La Defense are posted under this tag expressly created). Every time I wonder the same questions about this place. Do I like it? Honestly, I don’t know. How it could be living here? I can hardly answer this question too, and I admit I find myself watching residents trying to understand how is the quality of their lives. But the question in absolute terms most difficult to answer is always the same: how will be this place in – I don’t know, let’s say – ten years?

Yet, I must admit that in terms of photography, La Defense is still one of the most interesting places to explore in Paris; its architectures and its urban development are worth being analysed with attention, especially because they reveal a sort of historical stratification. Since the end of the ’50s, with the construction of the CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies) building, through the ’70s and the ’80s with buildings such as the Tour Areva and the Tour Total, until beginning of 2000 with the erection of more futuristic skyscrapers like the Tour EDF, La Defense has become the largest business park in Europe.

Very personally, the feeling I have when I walk along its extended “Esplanade”, between the Grand Arche and the fountain close to Neully-sur-Seine, is the one of a place that has begun a slow but relentless and conscious decadence (even if embellished by marvelous early fall sunsets), and that for some aspects is even proud of it, according to the most typical Parisian style. The economic crisis, which has not spared France, the competition with other “banlieues”, which are trying to attract similar developments, and the transportation network, which has already reached its maximum capacity and therefore can’t increase the number of commuters transported daily, are posing serious obstacles to the growth of this area and probably it couldn’t be different.

If it’s true that knowing the past is necessary to understand the future, I think that the future of La Defense is written into its glorious (albeit unique) past, in its having been a symbol for the 20th century’s city planners, but also a place that has lost its leadership in favor of new different models. But It is still a place that is worth being visited and photographed, possibly posing some questions: and if someone has the answer(s) to mine, I’d be glad to know it.


Parigi. La Defense è una zona di Parigi che frequento molto per lavoro (anche adesso sono su un volo da Milano a Parigi) e dove mi capita spesso di camminare: nel tempo ho scattato diverse fotografie, che pubblico qui nel blog con un tag appositamente creato, e ogni volta mi interrogo su come sia questo posto. Mi piace? Non lo so. Come potrebbe essere vivere qui? Anche questa sinceramente è una domanda a cui rispondo a fatica, tanto che – lo ammetto – mi ritrovo a guardare con curiosità i residenti, cercando di capire la qualità della loro vita. Ma la domanda in assoluto più difficile è sempre la stessa: come sarà questo posto tra – non so, diciamo – dieci anni?

Eppure, devo ammettere che dal punto di vista fotografico rimane uno dei posti più interessanti di Parigi da esplorare; le sue architetture e il suo sviluppo urbanistico meritano di essere osservate con attenzione, soprattutto perché rivelano una sorta di “stratificazione” storica. Tra la fine degli anni ’50, con la costruzione dell’edificio CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies), attraverso gli anni ’70 e ’80 con edifici come la Torre Areva e la Torre Total, fino a inizio 2000 con la realizzazione di grattacieli più avveniristici (tra cui la Torre EDF), La Defense ha visto uno sviluppo che l’ha portata a essere il più grande centro direzionale d’Europa.

Molto personalmente, la sensazione che si ha camminando dopo una giornata di lavoro lungo la sua enorme “Esplanade”, dal Grand Arche alla fontana in prossimità di Neully-sur-Seine, è quella di un posto che ha iniziato una lenta ma inesorabile e consapevole decadenza (magari abbellita dai meravigliosi tramonti di inizio autunno), e che per certi aspetti riesce ad andare fiero di questa cosa, nel più classico stile parigino. La crisi economica che ha colpito anche la Francia, la competizione di altre zone della banlieue che cercano di attirare analoghi sviluppi urbanistici e la saturazione dei mezzi di trasporto che difficilmente potrebbero portare nuovi afflussi di persone, stanno creando dei seri ostacoli alla crescita di questa area, e probabilmente non potrebbe essere diversamente.

Se è vero che per capire il futuro bisogna conoscere il passato, penso che il futuro di questo posto sia scritto nella sua storia gloriosa ma irripetibile, nel suo essere stato un luogo simbolo per l’urbanistica del ventesimo secolo ma che oggi ha perso la sua leadership a favore di altri modelli. Ma che rimane un posto da vedere, da fotografare, e sul quale porsi certe domande: e se qualcuno – alle mie – può darmi una risposta, sarei ben lieto di saperlo.

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Father and Son in the Mouth of the Monster (La Defense, Paris)

Paris (France). This is what happens when someone (like me) watches all the eight episodes of “Stranger Things” in two days! As I finished this series, I had to go to Paris for business, and during a pre-dinner photo-walk around La Défense, my attention was captured by this (questionable) installation, which looks like a monstrous spiral. Observing a father with his son passing through it, had triggered my fantasy and gave me the feeling that this horrible creature was going to capture two poor innocent victims, to bring them into the meanderings of the concrete skeleton.

Thankfully, shortly after I had to go to dinner…


Paris. Questo è quello che succede quando uno guarda tutti e otto gli episodi di “Stranger Things” in due giorni! Appena finita la serie, sono dovuto andare a Parigi per lavoro, e durante una passeggiata fotografica attorno a La Défense prima di cena, la mia attenzione è rimasta catturata da questa struttura artistica (di discutibile pregio) che forma una sorta di spirale mostruosa. Il vedere passare attraverso di essa un padre con un figlio, ha scatenato la mia fantasia, dandomi la sensazione che questa creatura mostruosa stesse per catturare due povere vittime innocenti per trascinarle nei meandri di uno scheletro di cemento.

Per fortuna poco dopo sono dovuto andare a cena…

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From My Room at Sofitel Hotel La Defense (Residence Vision 80)

Paris (France). I frequently photograph the landscape out of the windows of the hotels where I stay. I do it to give a sense to an experience – staying in the room of a hotel – otherwise anonymous and a bit alienating. Sometimes I’m very lucky (such as in this case); some others not so much (here’s an example)…

Days ago I was one more time in Paris, and I staid at Sofitel La Défense hotel. This is the landscape from my room: the strong contrast between the low horizontal residence (its name is Residence Vision 80) inspired by Le Corbusier’s architecture, and the vertical skyscrapers rising in the background, has captured my attention immediately. For this reason, I waited for the sunset’s light painting the facades with a soft orange tone to capture this image, in my opinion quite interesting.


Paris. Fotografo spesso il panorama che vedo dalle finestre degli alberghi dove alloggio. Lo faccio per dare un senso a un’esperienza – quella di stare in una stanza di hotel – altrimenti anonima è anche un po’ alienante. A volte sono molto fortunato (come in questo caso), altre volte meno (ecco un esempio)…

Giorni fa ero di nuovo a Parigi, e ho soggiornato al Sofitel La Défense. Questa era la vista dalla mia stanza: il forte contrasto tra il residence basso e lungo (si chiama Residence Vision 80) fortemente ispirato ai principi architettonici di Le Corbusier, e i grattacieli retrostanti che salgono dritti verticali, ha catturato il mio interesse da subito. Per questo ho aspettato che la luce del tramonto dipingesse di un leggero tono arancione le facciate per scattare questa foto a mio avviso abbastanza interessante.

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Cena Con Me

Milan (Italy). Imagine… thousands of people attending a dinner without knowing anything – really anything, including the location – since few hours before the scheduled time. Only few rules, being the most important one on the dress code.

White!

Yes, this is the spirit of Cena Con Me, an event I already photographed a couple of years ago, but that every time is a surprise. The organizers create the event on Facebook and collects the requests. Then, it communicates the location (in Milan) 5 hours before the time. Since that moment, people start collecting all the items prepared in the past weeks and gather to the selected place.

It happens therefore that a pacific place suddenly becomes a mess: a “white wave” made of people, tables, chairs, plates, glasses, balloons, candle holders, flowers, accessorizes… everything is rigorously white.

Beyond the color, there are few more basic rules: respecting the location leaving the place as it was before the event – therefore carrying away any sort of garbage; and closing the event at midnight.

Under the tag “Cena Con Me 2017” I’m posting some photos of the event. The location is Piazzale Giulio Cesare, the heart of City Life, a very interesting new development, with the amazing skyscrapers of Zaha Hadid and Arata Isozaki in the background.


Milano. Immagina… migliaia di persone che partecipano a una cena senza sapere niente – ma veramente niente, compresa la location – fino a poche ore prima dell’orario programmato. Solo poche regole, tra cui la più importante riguarda l’abbigliamento.

Bianco!

Si, questo è lo spirito di Cena Con Me, un evento che ho già fotografato in passato un paio di anni fa, ma che ogni volta è una sorpresa. Gli organizzatori creano l’evento su Facebook e raccolgono le richieste di partecipazione. Successivamente, comunicano il luogo di svolgimento (a Milano) 5 ore prima l’orario programmato. Da quel momento, la gente inizia a prendere tutte le cose preparate nelle settimane precedenti e a ritrovarsi presso il luogo stabilito.

Succede quindi che una piazza tranquilla diventi improvvisamente un caos: una “onda bianca” fatta di persone, tavoli, sedie, piatti, bicchieri, palloncini, candelabri, fiori, accessori… tutto è rigorosamente bianco.

Oltre al colore, ci sono poche regole di base: rispettare la location lasciando il posto come lo si è trovato prima dell’evento – quindi portando via ogni tipo di rifiuto; e chiudere l’evento a mezzanotte.

Con il tag “Cena Con Me 2017” posto alcune foto dell’evento. La location scelta quest’anno era Piazzale Giulio Cesare, nel cuore di City Life, un nuovo sviluppo urbano molto interessante, con sullo sfondo i bellissimi grattacieli disegnati da Zaha Hadid e da Arata Isozaki.

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Cena Con Me

Milan (Italy). Imagine… thousands of people attending a dinner without knowing anything – really anything, including the location – since few hours before the scheduled time. Only few rules, being the most important one on the dress code.

White!

Yes, this is the spirit of Cena Con Me, an event I already photographed a couple of years ago, but that every time is a surprise. The organizers create the event on Facebook and collects the requests. Then, it communicates the location (in Milan) 5 hours before the time. Since that moment, people start collecting all the items prepared in the past weeks and gather to the selected place.

It happens therefore that a pacific place suddenly becomes a mess: a “white wave” made of people, tables, chairs, plates, glasses, balloons, candle holders, flowers, accessorizes… everything is rigorously white.

Beyond the color, there are few more basic rules: respecting the location leaving the place as it was before the event – therefore carrying away any sort of garbage; and closing the event at midnight.

Under the tag “Cena Con Me 2017” I’m posting some photos of the event. The location is Piazzale Giulio Cesare, the heart of City Life, a very interesting new development, with the amazing skyscrapers of Zaha Hadid and Arata Isozaki in the background.


Milano. Immagina… migliaia di persone che partecipano a una cena senza sapere niente – ma veramente niente, compresa la location – fino a poche ore prima dell’orario programmato. Solo poche regole, tra cui la più importante riguarda l’abbigliamento.

Bianco!

Si, questo è lo spirito di Cena Con Me, un evento che ho già fotografato in passato un paio di anni fa, ma che ogni volta è una sorpresa. Gli organizzatori creano l’evento su Facebook e raccolgono le richieste di partecipazione. Successivamente, comunicano il luogo di svolgimento (a Milano) 5 ore prima l’orario programmato. Da quel momento, la gente inizia a prendere tutte le cose preparate nelle settimane precedenti e a ritrovarsi presso il luogo stabilito.

Succede quindi che una piazza tranquilla diventi improvvisamente un caos: una “onda bianca” fatta di persone, tavoli, sedie, piatti, bicchieri, palloncini, candelabri, fiori, accessori… tutto è rigorosamente bianco.

Oltre al colore, ci sono poche regole di base: rispettare la location lasciando il posto come lo si è trovato prima dell’evento – quindi portando via ogni tipo di rifiuto; e chiudere l’evento a mezzanotte.

Con il tag “Cena Con Me 2017” posto alcune foto dell’evento. La location scelta quest’anno era Piazzale Giulio Cesare, nel cuore di City Life, un nuovo sviluppo urbano molto interessante, con sullo sfondo i bellissimi grattacieli disegnati da Zaha Hadid e da Arata Isozaki.

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The Exedra of Villa Manin

Passariano di Codroipo (Italy). I have photographed several times Villa Manin, an architectural masterpiece of the eighteenth century and today location for many important exhibitions. But I have always photographed its facade, both by day and by night, behind the big gate that closes the entrance. But some days ago, aided by a fantastic autumn sunset, I thought to turn the back to the main part of the building and to photograph the impressive exedra: a sequence of arcs and columns that seems hugging all those admiring it.


Passariano di Codroipo (Udine). Ho fotografato diverse volte la bellissima Villa Manin, gioiello di architettura del ‘700 e oggi sede di importanti mostre. Ma ne ho sempre fotografato la facciata, sia di giorno che di notte, dietro l’enorme cancello che ne delimita l’ingresso. Ma alcuni giorni fa, complice anche un meraviglioso tramonto autunnale, ho pensato di dare le spalle al corpo principale della villa e di fotografarne l’imponente esedra: una sequenza di archi e colonne che sembra abbracciare tutti quelli che la ammirano.

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The Illuminated Facade of Villa Manin

Codroipo (Italy). I took the same photo one year ago (here) and I admit that every time I pass in front of Villa Manin at Passariano di Codroipo, I feel the instinct of stopping and photographing it – especially by night.


Codroipo (Udine). Avevo già scattato questa foto l’anno sorso (eccola qui) e devo dire che ogni volta che passo davanti alla Villa Manin di Passariano di Codroipo, mi viene sempre voglia di fermarmi e di fotografarla – soprattutto di notte.

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Afterwork at the Esplanade de la Defense n.1

Paris (France). I frequently spend my after-work time walking around La Défense, a place where I come frequently (even now I’m on a flight from Milan to Paris); and that I have been photographing for years (most of my photos at La Defense are posted under this tag expressly created). Every time I wonder the same questions about this place. Do I like it? Honestly, I don’t know. How it could be living here? I can hardly answer this question too, and I admit I find myself watching residents trying to understand how is the quality of their lives. But the question in absolute terms most difficult to answer is always the same: how will be this place in – I don’t know, let’s say – ten years?

Yet, I must admit that in terms of photography, La Defense is still one of the most interesting places to explore in Paris; its architectures and its urban development are worth being analysed with attention, especially because they reveal a sort of historical stratification. Since the end of the ’50s, with the construction of the CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies) building, through the ’70s and the ’80s with buildings such as the Tour Areva and the Tour Total, until beginning of 2000 with the erection of more futuristic skyscrapers like the Tour EDF, La Defense has become the largest business park in Europe.

Very personally, the feeling I have when I walk along its extended “Esplanade”, between the Grand Arche and the fountain close to Neully-sur-Seine, is the one of a place that has begun a slow but relentless and conscious decadence (even if embellished by marvelous early fall sunsets), and that for some aspects is even proud of it, according to the most typical Parisian style. The economic crisis, which has not spared France, the competition with other “banlieues”, which are trying to attract similar developments, and the transportation network, which has already reached its maximum capacity and therefore can’t increase the number of commuters transported daily, are posing serious obstacles to the growth of this area and probably it couldn’t be different.

If it’s true that knowing the past is necessary to understand the future, I think that the future of La Defense is written into its glorious (albeit unique) past, in its having been a symbol for the 20th century’s city planners, but also a place that has lost its leadership in favor of new different models. But It is still a place that is worth being visited and photographed, possibly posing some questions: and if someone has the answer(s) to mine, I’d be glad to know it.


Parigi. La Defense è una zona di Parigi che frequento molto per lavoro (anche adesso sono su un volo da Milano a Parigi) e dove mi capita spesso di camminare: nel tempo ho scattato diverse fotografie, che pubblico qui nel blog con un tag appositamente creato, e ogni volta mi interrogo su come sia questo posto. Mi piace? Non lo so. Come potrebbe essere vivere qui? Anche questa sinceramente è una domanda a cui rispondo a fatica, tanto che – lo ammetto – mi ritrovo a guardare con curiosità i residenti, cercando di capire la qualità della loro vita. Ma la domanda in assoluto più difficile è sempre la stessa: come sarà questo posto tra – non so, diciamo – dieci anni?

Eppure, devo ammettere che dal punto di vista fotografico rimane uno dei posti più interessanti di Parigi da esplorare; le sue architetture e il suo sviluppo urbanistico meritano di essere osservate con attenzione, soprattutto perché rivelano una sorta di “stratificazione” storica. Tra la fine degli anni ’50, con la costruzione dell’edificio CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies), attraverso gli anni ’70 e ’80 con edifici come la Torre Areva e la Torre Total, fino a inizio 2000 con la realizzazione di grattacieli più avveniristici (tra cui la Torre EDF), La Defense ha visto uno sviluppo che l’ha portata a essere il più grande centro direzionale d’Europa.

Molto personalmente, la sensazione che si ha camminando dopo una giornata di lavoro lungo la sua enorme “Esplanade”, dal Grand Arche alla fontana in prossimità di Neully-sur-Seine, è quella di un posto che ha iniziato una lenta ma inesorabile e consapevole decadenza (magari abbellita dai meravigliosi tramonti di inizio autunno), e che per certi aspetti riesce ad andare fiero di questa cosa, nel più classico stile parigino. La crisi economica che ha colpito anche la Francia, la competizione di altre zone della banlieue che cercano di attirare analoghi sviluppi urbanistici e la saturazione dei mezzi di trasporto che difficilmente potrebbero portare nuovi afflussi di persone, stanno creando dei seri ostacoli alla crescita di questa area, e probabilmente non potrebbe essere diversamente.

Se è vero che per capire il futuro bisogna conoscere il passato, penso che il futuro di questo posto sia scritto nella sua storia gloriosa ma irripetibile, nel suo essere stato un luogo simbolo per l’urbanistica del ventesimo secolo ma che oggi ha perso la sua leadership a favore di altri modelli. Ma che rimane un posto da vedere, da fotografare, e sul quale porsi certe domande: e se qualcuno – alle mie – può darmi una risposta, sarei ben lieto di saperlo.

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Afterwork at the Esplanade de la Defense n.2

Paris (France). I frequently spend my after-work time walking around La Défense, a place where I come frequently (even now I’m on a flight from Milan to Paris); and that I have been photographing for years (most of my photos at La Defense are posted under this tag expressly created). Every time I wonder the same questions about this place. Do I like it? Honestly, I don’t know. How it could be living here? I can hardly answer this question too, and I admit I find myself watching residents trying to understand how is the quality of their lives. But the question in absolute terms most difficult to answer is always the same: how will be this place in – I don’t know, let’s say – ten years?

Yet, I must admit that in terms of photography, La Defense is still one of the most interesting places to explore in Paris; its architectures and its urban development are worth being analysed with attention, especially because they reveal a sort of historical stratification. Since the end of the ’50s, with the construction of the CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies) building, through the ’70s and the ’80s with buildings such as the Tour Areva and the Tour Total, until beginning of 2000 with the erection of more futuristic skyscrapers like the Tour EDF, La Defense has become the largest business park in Europe.

Very personally, the feeling I have when I walk along its extended “Esplanade”, between the Grand Arche and the fountain close to Neully-sur-Seine, is the one of a place that has begun a slow but relentless and conscious decadence (even if embellished by marvelous early fall sunsets), and that for some aspects is even proud of it, according to the most typical Parisian style. The economic crisis, which has not spared France, the competition with other “banlieues”, which are trying to attract similar developments, and the transportation network, which has already reached its maximum capacity and therefore can’t increase the number of commuters transported daily, are posing serious obstacles to the growth of this area and probably it couldn’t be different.

If it’s true that knowing the past is necessary to understand the future, I think that the future of La Defense is written into its glorious (albeit unique) past, in its having been a symbol for the 20th century’s city planners, but also a place that has lost its leadership in favor of new different models. But It is still a place that is worth being visited and photographed, possibly posing some questions: and if someone has the answer(s) to mine, I’d be glad to know it.


Parigi. La Defense è una zona di Parigi che frequento molto per lavoro (anche adesso sono su un volo da Milano a Parigi) e dove mi capita spesso di camminare: nel tempo ho scattato diverse fotografie, che pubblico qui nel blog con un tag appositamente creato, e ogni volta mi interrogo su come sia questo posto. Mi piace? Non lo so. Come potrebbe essere vivere qui? Anche questa sinceramente è una domanda a cui rispondo a fatica, tanto che – lo ammetto – mi ritrovo a guardare con curiosità i residenti, cercando di capire la qualità della loro vita. Ma la domanda in assoluto più difficile è sempre la stessa: come sarà questo posto tra – non so, diciamo – dieci anni?

Eppure, devo ammettere che dal punto di vista fotografico rimane uno dei posti più interessanti di Parigi da esplorare; le sue architetture e il suo sviluppo urbanistico meritano di essere osservate con attenzione, soprattutto perché rivelano una sorta di “stratificazione” storica. Tra la fine degli anni ’50, con la costruzione dell’edificio CNIT (Centre des nouvelles industries et technologies), attraverso gli anni ’70 e ’80 con edifici come la Torre Areva e la Torre Total, fino a inizio 2000 con la realizzazione di grattacieli più avveniristici (tra cui la Torre EDF), La Defense ha visto uno sviluppo che l’ha portata a essere il più grande centro direzionale d’Europa.

Molto personalmente, la sensazione che si ha camminando dopo una giornata di lavoro lungo la sua enorme “Esplanade”, dal Grand Arche alla fontana in prossimità di Neully-sur-Seine, è quella di un posto che ha iniziato una lenta ma inesorabile e consapevole decadenza (magari abbellita dai meravigliosi tramonti di inizio autunno), e che per certi aspetti riesce ad andare fiero di questa cosa, nel più classico stile parigino. La crisi economica che ha colpito anche la Francia, la competizione di altre zone della banlieue che cercano di attirare analoghi sviluppi urbanistici e la saturazione dei mezzi di trasporto che difficilmente potrebbero portare nuovi afflussi di persone, stanno creando dei seri ostacoli alla crescita di questa area, e probabilmente non potrebbe essere diversamente.

Se è vero che per capire il futuro bisogna conoscere il passato, penso che il futuro di questo posto sia scritto nella sua storia gloriosa ma irripetibile, nel suo essere stato un luogo simbolo per l’urbanistica del ventesimo secolo ma che oggi ha perso la sua leadership a favore di altri modelli. Ma che rimane un posto da vedere, da fotografare, e sul quale porsi certe domande: e se qualcuno – alle mie – può darmi una risposta, sarei ben lieto di saperlo.

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